Alla ricerca del santo Graal.
E cosi, identificata nella scrittura la mia passione, l’ho seguita, fino al blog. Ma a chi potevano interessare pensieri sciolti, elucubrazioni varie, riflessioni senza capo né coda… Dove stavo andando a parare? Poi improvvisamente ho capito. E tutto ha acquisito un senso. Il Cavaliere, nel romanzo medievale, parte senza uno scopo preciso. La sua meta è il viaggio. Durante il percorso, infatti, può mettersi alla prova e sviluppare sempre maggior coscienza di sé stesso. Solo al termine, se avrà sviluppato le più nobili condizioni morali, gli verrà concessa in premio la suprema conoscenza, la verità ultima delle cose. Avevo finalmente trovato una buona ragione per mettermi in cammino, pur in assenza di una direzione precisa. Avrei affrontato boschi, castelli, draghi, demoni e fate armata di un’unica umile certezza: stavo cercando di capirci qualcosa. Un passo dopo l’altro, verso l’ignoto, guidata esclusivamente da quel flebile filo rosso che solo il mio istinto poteva percepire. Come dire: essere in una botte di ferro.

Bello qusto post. Ne condivido ogni parola. Ho sempre amato scrivere. Spesso in associazione alle immagini. Anche se questa società così visuale e fa perdere il senso e lo spessore. Semplicemente brucia tutto in fretta, toglie il tempo al pensiero e all’immaginazione data dal flusso della parola.
Nei miei venti anni mi chiedevo che cosa avrei chiesto in cambio se avessi fatto un patto con il diavolo. La risposta era sempre la suprema conoscenza. Buffo, no? Ora chiederei banalmente di poter non lavorare per vivere per potermi concedere il lusso del tempo da dedicare alle mie passioni. Quanto alla meta nel viaggio, da eterna viaggiatrice nomade, anche metropolitana,non posso che condividere appiena. Il buon Kierkegaard diceva non a caso “il viaggio è la destinazione”.
Insomma, benvenuta damigella. Ci serviranno le tue parole.
Queen of spades