Oddio, che paura dei blogger

•21 Dicembre 2009 • Lascia un Commento

Se andate a qualunque convegno su Internet, non si parla d’altro che di UGC. Da anni. Significa letteralmente user generated content, in poche parole contenuti prodotti da gente normale. Ora, il fatto che la tecnologia abbia fatto sì che una serie di non addetti ai lavori abbia la possibilità di diffondere messaggi deve aver particolarmente scosso gli editori, visto che si sentono addirittura minacciati. Pensavano di avere il monopolio dell’informazione e, invece, qualche piccolo intruso riesce a prodursi da sé. Tranquilli, non vi succede niente. Scrivere costa, soprattutto tempo. A casa non abbiamo fonti d’informazione riservate, archivi fotografici e orde di pr che ci inseguono purché venga pubblicata una riga sui loro prodotti. L’unico beneficio di questo benedetto web è che possiamo esprimere un parere, peraltro letto da pochissima gente, senza doverci sottoporre alla vostra approvazione. Quindi, dormite pure sogni tranquilli, non vi stiamo facendo concorrenza. Al limite capiterà che qualcuno di voi ci noti e decida di usare i nostri materiali a basso prezzo. Meglio di così… Buon Natale!

Pane e trash, e il mondo va a rotoli

•15 Dicembre 2009 • Lascia un Commento

Ma perché se uno scrive di calcio, vip e figa i clic salgono alle stelle mentre se si tratta qualcosa di più serio, non gliene frega un cazzo a nessuno? Ho fatto le mie debite prove. Un post sul GF o X Factor ha esattamente 10 volte più successo di un qualsiasi altro argomento. Poi ci stupiamo del fatto che il mondo stia degenerando… è un cane che si morde la coda, la realtà. Per fare share, i temi sono più o meno quelli. Se i temi sono quelli, la gente diventa celebro lesa. Se la gente si è bevuta il cervello, il regalo di Natale più desiderato diventa un paio di tette finte. E io che continuo a chiedermi perché il mio format sull’ambiente continui a giacere nel cassetto. Non è un prodotto editoriale economicamente interessante, mi è stato risposto. Certo, peccato che senza far sensibilizzazione continueremo a trovarci degli insulsi vicini di casa che si lamentano di una povera pianta innocente che gli ostruisce il passaggio mentre i capodogli muoiono con lo stomaco imbottito di plastica. Idem per le tematiche sociali. Provate a proporre un pezzo sulla violenza contro le donne nel periodo natalizio. Siamo pazzi? Più che di glitter, SOS regali e make up delle feste non si può parlare. Che palleee.

Il web è meglio della carta stampata

•20 Ottobre 2009 • Lascia un Commento

E’ vero, l’odore di un giornale è insostituibile, soprattutto la mattina, accompagnato da una bella tazza di caffè. Eppure, rassegnatevi, il web è meglio. Non ce n’è. Lasciamo pure perdere il fatto che stampare su carta è un’abitudine assolutamente insostenibile dal punto di vista ambientale, vogliamo parlare di velocità? Qualsiasi cosa succeda, su Internet la notizia è reperibile subito. Per leggerla sul giornale, bisogna aspettare il giorno dopo. Altro punto a favore. Siete all’estero. L’edicola più vicina per comprare una copia del vostro quotidiano preferito è dall’altra parte della città. Volete mettere la comodità di collegarvi direttamente dal divano alla rispettiva versione online? Per non parlare della difficoltà nel rettificare un errore su carta quando, invece, sul web, in tre secondi e a costo zero, potete apportare qualsiasi modifica. Ma la vera magia della rete è che, una volta pubblicato, un pensiero diventa per sempre e, se avete taggato bene, vi troveranno in eterno. Impauriti, nostalgici e forse anche un po’ reticenti, prepariamoci, quindi, a questo ineluttabile destino per l’informazione. Inutile opporsi, tanto vale cavalcare l’onda, consapevoli del fatto che su carta leggeremo sempre meglio un approfondimento mentre il web risulterà vincente per quanto riguarda l’aggiornamento.

La moda scende dal pero, la gente no

•29 Settembre 2009 • Lascia un Commento

duomoNon capisco perché a questo evento non si è dato il giusto peso. Sì, se cercate Milano Loves Fashion su Google, trovate un sacco di notizie che si limitano a riportare fedelmente la scaletta della serata: Duomo, 24 settembre, ore 20.30, Costume National sfila in Piazza, ospiti Eleonora Abbagnato, The Kills, Sorrentino, blablabla. Ma un vero giudizio su questa iniziativa non l’ho trovato. Si tratta di un grandissimo gesto da parte di uno stilista: rendere la passerella pubblica e coinvolgere la massa in quello che fino ad ora era un momento riservato solo agli addetti ai lavori. Una rivoluzione, un grande segno di cambiamento. Eppure c’è chi si ostina a non capire. Camminando ho incontrato pure uno che mi dice:‘Beh, la crisi, sai com’è… ma hai visto che brutta gente?’. No, non c’era brutta gente. C’era della gente, quella che poi magari, prezzi permettendo, compra la merce. Quella che quando è finita la sfilata non se n’è andata come hanno fatto i vip del palco d’onore e ha apprezzato il concerto di Kruder & Dorfmeister. Basta fare i fighi. Non è più tempo di comportarsi da snob. Anche perché se non siete tra quelli che poi, in segreto, piangono miseria, è il caso di portare rispetto per chi si trova in difficoltà.

Mamma mia, che antipatica Claudia Mori

•24 Settembre 2009 • 3 Commenti

claudia_moriEro partita scettica ma non prevenuta. Avevo ripercorso la sua carriera e mi ero persino convinta che tutto sommato una certa sobrietà intellettuale potesse essere meglio di alcune sguaiate valutazioni di pancia di super Simo. Eppure qualcosa non va. La presenza di Claudia Mori a X Factor sta rendendo la trasmissione inquietante. Lo spirito di un talent show che riusciva a rendere protagonista la musica in modo intelligente ma scanzonato è stato irrimediabilmente corrotto dalla suscettibilità del nuovo giudice. Dalla moglie di uno dei personaggi più eversivi dello spettacolo italiano, sinceramente, mi aspettavo di più. Pensavo fosse dotata di una certa ironia. E, invece, ci troviamo davanti a una donna altezzosa, che ruba la scena a chiunque, tratta a pesce in faccia pubblico, colleghi e cantanti, fa cadere dall’alto giudizi noiosi, è incapace di accettare le critiche, penalizza la squadra con una scarsa sensibilità artistica e, peggio ancora, è visibilmente provata dal passare degli anni. Non ha senso inveire contro il maschilismo quando poi ci si prendono certe libertà solo grazie al potere del marito. Forse era meglio stare dietro le quinte dato che riflettori implacabili hanno messo in luce la fragilità dell’arroganza. Le minacce servono a ben poco, la Signora Celentano ormai è nuda.

Slow blog, anche riflettere è un’arte

•15 Settembre 2009 • 1 Commento

shhhNon so se vi è mai capitato di lavorare nel mondo dei contenuti digitali. A me sì, ampiamente, dato che è il mio lavoro. Ora, dovete sapere che la dote più richiesta in questo settore è la velocità, ovvero la capacità di produrre il maggior numero di articoli possibile a prescindere, o quasi, da quello che contengono. Dacché gli editori, infatti, hanno pedissequamente imparato che i motori di ricerca premiano l’aggiornamento, è iniziata una corsa forzata alla pubblicazione che porta necessariamente al sacrificio di approfondimento e forma. Per non parlare, poi, di tutto un altro insieme di regole che se venissero applicate alla lettera porterebbero alla diffusione di messaggi non solo superficiali e inutili ma anche mal espressi. Mi piacerebbe, dunque, spezzare una lancia a favore della libertà di prendersi tutto il tempo necessario per pensare prima di parlare almeno quando si ha a che fare con un semplice blog, nato per condividere qualche sporadica riflessione personale. Perdersi nel cercare le parole più idonee per esprimere un concetto dovrebbe essere un piacere, almeno in questo caso. E poi insomma, lasciateci ancora qualcosa di autenticamente generato a questo mondo… che ne so, un pensiero

Determinazione o abbandono?

•4 Agosto 2009 • 1 Commento

velieroDa quando ho aperto il blog mi sono limitata a specificare bene quali sono le mie posizioni di base, quelle che orientano il mio vagare. Punti di vista costruiti in anni, pronta a ritrattare tutto qualora la vita mi dimostrasse il contrario. Sono in evoluzione, mica ferma. Di me stessa, però, non ho detto nulla. Emozioni, stati d’animo, desideri. Non è certo questo il momento di svelare chilometri di fatti personali ma voglio comunque condividere un dubbio che mi assilla da giorni: lasciarsi andare alla corrente o definire precisamente gli obiettivi? Ogni qual volta desidero qualcosa troppo ostinatamente, l’oggetto va a finire che si allontana. A volte addirittura scompare. Se mi abbandono, invece, al fluire degli eventi, lasciando che la vita scorra, molte situazioni arrivano senza sforzo. Fatti deliziosi che mi sorprendono: non avrei mai potuto programmarli. Fino a che punto, quindi, stabilire rotta? Volere è potere ma anche sintonizzarsi sulla certezza che sarà il mondo ad arrivare da noi è un atteggiamento interessante. Il mio massaggiatore dice che la vita è come il mare. Bisogna adattarsi ai venti. Ok. Qualcosa, comunque, mi dice che nessuno conosce veramente la destinazione finale.

Caro Franceschini, lettera di un padre.

•28 Luglio 2009 • 1 Commento

franceschiniCon sommo onore, dedico questo post a mio padre. Alla bellezza di 74 anni, pur non avendo capito bene cosa sia un blog, mi ha chiesto di pubblicare una sua lettera. Deve aver intuito che si tratta di un mezzo di comunicazione. Dice. ‘Caro Franceschini, devo riconoscere è partito con il piede giusto quando, assumendo l’incarico pro tempore, ha giurato sulla Costituzione. Ma è proprio ora, che corre per la riconferma, che deve fare di quel gesto una fonte d’ispirazione. Nell’articolo 1, infatti, è contenuto il seme di quello che può diventare un albero verdeggiante e frondoso grazie al PD. Partito dalla sigla monca, però, incompleta. PDL, sarebbe meglio. Partito Democratico del Lavoro, in contrapposizione a quell’altro PdL, cosidetto Partito delle Libertà. Libertà… parola ondivaga. Il lavoro, invece, è quello che oggi manca agli italiani. Un lavoro giusto, di facile accesso, equamente retribuito, anche per chi viene da lontano. La democrazia non è sufficiente se poi il lavoro manca. Ed è su questo tema che convergono le aspirazioni e le attese di un popolo. Riprenda l’insegnamento dai nostri padri, così ben protetto e tramandato dalla nostra Costituzione. Ridia ai giovani la dignità del lavoro. Questo è quello che noi della vecchia generazione ci auspichiamo. Un umile, semplice ma nobile obiettivo’.

Siamo a Magic Italy, la festa continua.

•26 Giugno 2009 • 1 Commento

Oh, finalmente sono riusciti a condensare in due parole quello che vuole rappresentare il nostro paese all’estero. Mirabilandia, praticamente. Sarebbe stato più pertinente uno slogan del tipo Lasciate ogne speranza, voi ch’entrate ma si è preferito puntare sulle indiscutibili attrattive che possiamo offrire ai potenziali avventori. Cappellai matti, disinibite intrattenitrici, padri disposti a vendere le figlie… con la modica cifra di 2.000 euro a notte, il divertimento è assicurato. Papi ha di che gongolare. Le vicende Noemi, D’Adddario e Mills non sono riuscite a scalfiggere l’amore che il popolo nutre nei suoi confronti e il suo indice di gradimento rimane assestato intorno al 61%. Pure le amministrative, alla faccia degli attacchi eversivi, sono state vinte. Ora è tempo di G8. Speriamo non si presenti con qualche valletta. D’altra parte, mentre all’estero c’è ancora chi sacrifica la vita per un voto, in Italia, alle elezioni si preferisce il mare. Infatti, nel logo è prevista pure l’onda. Gli italiani ormai si possono dividere in due: quelli che vogliono assomigliare a lui, la maggioranza, e quelli che ne sono disgustati. Solo che i secondi, evidentemente intimiditi dall’abbronzatura dei primi, scelgono di andare in vacanza anziché perder tempo a esprimere la propria opinione. In effetti vien voglia di gettar la spugna. Pardon, la salvietta. Ah, tra l’altro, dato che io di soldi non ne ricevo per la pubblicità, parlo finché mi pare.

Senta Brunetta, mi faccia la cortesia.

•8 Maggio 2009 • 1 Commento

renato brunettaLeggo con orrore che le viene l’orticaria a sentir parlare di precari. E che le fa pure schifo chi li mitizza. Guardi, le dirò, dacché non ho più un contratto di assunzione a tempo indeterminato, anch’io ho sofferto di numerose patologie. Stress, insonnia e persino cistite. Le assicuro che sono stata il più flessibile possibile e che ho accettato di lavorare per qualunque cialtrone mi offrisse un contratto a progetto pur di rendermi disponibile, con il risultato di esser lasciata a casa un anno sì e l’altro no, senza il benché minimo preavviso e del tutto sprovvista di una liquidazione salvagente. Durante il tempo trascorso presso questi poveri datori di lavoro sono stata costretta a osservare orari di lavoro impossibili, ho svolto le attività più svariate senza che avessero pertinenza con quanto pattuito, ho dovuto implorare nel caso avessi bisogno di permessi per andare dal dentista e, cosa ancora più grave, non ho accumulato contributi sufficienti per garantirmi una pensione. Detto ciò, vorrei specificare che non mi sento affatto onorata di appartenere a questa casta né tanto meno di esser diventata esperta di social networking per eccesso di tempo libero. Possiamo almeno scherzarci sopra o le dà proprio cosi fastidio? Abbia pazienza, anche lei.